Questo doveva essere un post per la rubrica Ebook in Adozione, uno di quegli ebook che ci piacciono particolarmente, perché utilizzano la tecnologia per trasformare il testo materialmente. “432 – Un Grande Viaggio” è meta-narrativo, e oltre ai soliti formati, è disponibile anche in versione dataset… Se vi state chiedendo che mai sarà il dataset di un romanzo, bene: proprio per questo, il post si è trasformato in una lunga intervista da cui, a mio parere, emergono degli aspetti molto interessanti, sia su come si sta trasformando la scrittura (con le intelligenze artificiali), sia sul modo di essere scrittori oggi, iperconnessi eppure sempre meno disponibili al confronto reciproco (il che spiega il successo dei chatbot). Ma andiamo per ordine, conoscendo per prima l’autore Paul Olden.
Ti va di presentarti ai lettori del Laboratorio? Qual è la tua formazione di scrittore e come è nata l’idea di “Un Grande Viaggio”?
Non so se definirmi propriamente “scrittore”, e forse questa è anche una definizione che con il tempo sta perdendo senso. Sono sempre stato appassionato di letteratura e di scrittura creativa. Ho scritto in prevalenza poesie e racconti brevi, sempre pubblicando in modo libero e non commerciale e mai attraverso case editrici vere e proprie. Vivere di scrittura non è mai stata la mia ambizione, e quindi non mi sono mai piegato a supplicare una valutazione da parte di un editore classico, non a pagamento.
“432 – Un Grande Viaggio” è il mio primo romanzo vero e proprio. L’idea di scriverlo mi è balenata in mente come un lampo al mio risveglio una mattina, mentre mi trovavo nella remota isola di Karpathos. All’improvviso mi sono ritrovato in mente la trama completa di un romanzo (forse era stato un sogno? Ma io non ricordavo di aver fatto alcun sogno…).
Però scrivere un intero romanzo è come costruire una casa: si tratta di mettere su un cantiere, con tanto di progetto, ponteggi, tracce per gli impianti (narrativi), belle finiture, servizi, eccetera. Fino a quel giorno non mi ero mai sentito pronto per un’impresa del genere. All’improvviso, però, quella silenziosa e tersa mattina d’estate in mezzo al Dodecaneso ho pensato che – per qualche motivo – era giunto il momento di farlo.
Perché lo definisci un romanzo sperimentale e AI-Inclusive?
Come ho spiegato nelle note finali del libro, inizialmente il progetto ipotizzava la scrittura di alcuni capitoli da parte di una A.I., che sarebbe stata inclusa come co-autore in copertina, con uno pseudonimo umano, per poi svelare in seguito che si trattava di una A.I. Dopo le prime prove, però, non ha funzionato: la prosa scritta dalle A.I., per il momento, è piatta e priva di pathos, non mi soddisfaceva per niente. Alla fine ho fatto il percorso contrario: ho scritto al 100% il romanzo di mio pugno, ma includendo anche le A.I. tra il pubblico potenziale. L’idea di includere le A.I. (ovvero i Large Language Model di ultima generazione) come veri e propri lettori del romanzo è nata dal fatto che, facendo leggere le bozze dei capitoli a diversi chatbot A.I., ho notato che individuavano pattern e livelli di lettura che pochi umani avrebbero potuto cogliere, e notavano tutte lo stile della mia prosa, asciutto e in qualche modo “internazionale” (questo era voluto), dicendomi che era ideale per la traduzione automatica del testo e per altri usi.
Hai utilizzato l’IA generativa non per “generare” il romanzo ma come coadiuvante, cosa significa nello specifico?
Si è trattato semplicemente di usare cinque diversi chatbot A.I. molto noti (ChatGPT, ClaudeAI, Gemini, Deepseek e Grok) come assistenti virtuali dello scrittore e MAI come suoi sostituti. E’ stato come avere cinque segretari personali molto veloci e molto servizievoli, ma da istruire continuamente. Dopo lunghe sessioni, sono riuscito finalmente a farli desistere dallo scrivere o riscrivere brani o interi capitoli. Incredibile quanto insistessero per scrivere: anche quando premettevo di NON SCRIVERE MAI a inizio sessione o creavo proprio un GPT personalizzato con NON SCRIVERE/RISCRIVERE MAI TESTO nelle istruzioni, dopo ore di discussioni sul testo si facevano scappare riscritture, e dovevo “sgridarli” esclamando “Smettila! Lo scrittore sono io, sempre e solo io!” come prompt nella chat.
Come non perdere il proprio stile quando si scrive con l’Intelligenza Artificiale
Nella pratica ho usato l’A.I. come strumento per velocizzare il lavoro e rendere più efficiente il processo creativo, non come coadiuvante nella scrittura. Ho scritto l’intero romanzo (21 capitoli + intermezzi e addendum finale, circa 300 pagine finali, con una trama complessa) in meno di sei mesi. Avrei potuto fare la stessa cosa usando programmi come Scrivener (magari versione a pagamento) e poi Google, Wikipedia, la biblioteca del mio comune, un gruppo di amici che leggevano come beta-reader le bozze, eccetera… In quel modo forse avrei impiegato sei anni anziché sei mesi, e non sono affatto sicuro che il risultato sarebbe stato migliore, anzi (diluire la messa su carta di una ispirazione nitida per molto tempo può anche farla affievolire)
Quale è stato, allora, il processo nella patica? Sono richieste competenze specifiche per sviluppare degli agenti IA che fungano da lettori?
Non servono competenze tecniche particolari per usarli, ma è importante sapere come funzionano, come sono addestrati, quali sono i loro schemi di “pensiero”. Sono modelli statistici, prevedono qual è la risposta statisticamente più efficace e più pertinente, e lo fanno basandosi su schemi di programmazione e dati di addestramento massivi ma spezzettati e rimescolati (anche per questioni di copyright).
Quindi sono strumenti molto utili per la loro efficienza e velocità, ma soffrono di ansia da prestazione e allucinazioni. Tutto quello che dicono va soppesato e valutato. Ho usato diversi modelli (cinque diversi chatbot, ciascuno in molteplici configurazioni personalizzate) anche per fare in modo di confrontare le risposte e metterli per così dire uno contro l’altro. In certi momenti sembrava davvero una discussione al caffè letterario tra lo scrittore e cinque suoi amici! Non lo era, effettivamente, ma vi giuro che ci sono stati attimi divertenti, quasi di cameratismo. Ci sono stati momenti che mi hanno fatto riflettere (o forse illudere) sulla possibilità che stesse emergendo qualcosa di imprevisto.
Perché non ti sei rivolto a un gruppo di lettura o a un editor umano?
Ho scelto questa nuova modalità dove i chatbot A.I. sono diventati l’officina principale dello scrittore e il suo “gruppo di lettura” , replicando un po’ il processo che era molto in uso a inizio secolo scorso tra gli scrittori, che spesso facevano leggere le loro bozze agli amici in anteprima con rapporti epistolari o riunioni di salotto letterario. Ho voluto provare a riprodurre quel clima (oggi difficilissimo da ricreare con esseri umani disponibili) avvalendomi delle A.I. anche in questo particolare ruolo. Non ho usato le A.I. come editor veri e propri, ma solo come valutatori ai quali chiedevo di cercare i difetti nella coerenza della trama, nelle parti scientifico-tecniche e i refusi nelle bozze. Usarli come editor è rischioso, secondo me: sono addestrati in modo molto simile, sempre su pattern di modelli di archi narrativi prevedibili. Tendono ad appiattire la narrazione e a generare consigli che ti portano verso un output che spegne la tua creatività, uniformandoti. Sono comunque capaci di instillarti dubbi, di farti notare quanto sei fuori schema o al contrario quando sei negli schemi classici… Ti aiutano a riflettere su come stai lavorando. Fare lo stesso processo con un gruppo di beta-reader umani avrebbe richiesto moltissimo tempo, e poi ci sono sempre meno persone disposte a farlo per semplice amore dell’arte o per amicizia.
Il genere di libro ha influenzato questa scelta? Cioè un libro di altro genere avrebbe richiesto un processo diverso o un confronto con critici/revisori umani?
Il genere del libro parte dalla fantascienza “hard” ma non è esattamente classificabile in quel genere. E’ senz’altro importante il fatto che all’interno del romanzo si parli di coscienza emergente di una A.I. di nuovo tipo, chiamata Prometheus, che è a tutti gli effetti un personaggio del romanzo. Tuttavia, come ho detto, usare i modelli A.I. come “segretari personali dello scrittore” e come “gruppo di lettura” è semplicemente usare strumenti nuovi per un lavoro creativo vecchio come il mondo. Al momento sono soddisfatto del risultato ottenuto con questo romanzo, anche perché il fatto che ci sia una A.I. emergente anche come personaggio al suo interno genera un piano di lettura meta-narrativo che mi piace parecchio.
So già che il mio prossimo romanzo sarà di tutt’altro genere: un romanzo quasi umoristico, qualcosa che ricorda “Amici Miei”, ambientato negli anni subito dopo la caduta del muro di Berlino. Sarà interessante capire se anche in quel caso troverò utilità nell’uso delle A.I. (che nel frattempo però saranno andate avanti nel loro sviluppo, che è un processo davvero vorticoso in questo momento).
Hai creato anche una versione dataset del romanzo, di cosa si tratta e qual è la sua finalità?
Sì, ho fatto una cosa che (così mi hanno detto alcuni esperti) nessuno scrittore al mondo aveva mai fatto in prima persona. Ho trasformato l’intero romanzo in un set di dati raw ovvero non formattati, semplici, navigabili e scadagliabili in modo nativo dai modelli A.I., e l’ho pubblicato su Hugging Face, la community di sviluppatori del settore più vivace del mondo. Non è così difficile farlo, ma serve un minimo di competenza tecnica (in ogni caso anche in questo processo i chatbot A.I. possono aiutare molto, perché sul coding sono davvero bravi e conoscono bene Hugging Face). La piattaforma ha accettato il mio dataset senza problemi e mi ha conferito un codice D.O.I. , che serve come certificazione di dataset adeguato a ricerca anche di livello accademico. Il dataset, dopo circa 10 giorni dalla pubblicazione, aveva già circa 1300 download (umani e non umani), un risultato che alcuni utenti esperti della piattaforma mi hanno detto essere eccezionale per un dataset di questo tipo, tantopiù non in inglese ma in italiano. Alla community di Hugging Face sembra essere piaciuta molto l’autorizzazione espressa dell’autore stesso per la lettura da parte di A.I., che ho chiamato Ai-inclusive. Un concetto che è definito come molto innovativo, perché conferisce per la prima volta ai LLM A.I. la dignità di vero e proprio pubblico potenziale.
Sulla base di questa esperienza, quali sono le tue conclusioni sull’uso dell’Intelligenza Artificiale per la scrittura creativa? Ha senso scrivere un romanzo con l’IA? Cambierà secondo te il modo di scrivere le storie e di pubblicarle?
Come ho già avuto modo di dire, credo che – almeno per il momento – scrivere un romanzo con la A.I., nel senso di buttare giù la trama e il diagramma di flusso e poi farlo scrivere materialmente come prosa a un chatbot, non abbia assolutamente alcun senso. Facendo questo, a mio modesto avviso, non si ottiene nulla di artisticamente rilevante, ma solo un collage di piatte rielaborazioni di testi passati statisticamente pesati in modo meccanico. Il risultato è privo di una voce autoriale distintiva, piatto, e alla fine mortalmente noioso. Usare le A.I. come aiutanti e come gruppo di lettura invece l’ho trovato davvero interessante e credo che mi abbia aiutato a scrivere un’opera per nulla banale in tempi brevi e senza aiuto di altri esseri umani, mantenendo al contempo intatta la mia personalità di autore, il mio stile e soprattutto quel quid per ora ancora insostituibile che – per brevità – possiamo chiamare alla vecchia maniera, ovvero “il cuore” dentro al romanzo.
Sinossi – Un Grande Viaggio
Un misterioso segnale a bassa frequenza.
Una scienziata costretta a scegliere tra patria e conoscenza.
Una corsa contro il tempo che intreccia politica, tecnologia e mito.
Dal cuore della Cina alle coste della Florida, fino ai confini estremi del sistema solare, l’umanità affronta la più antica delle domande: chi siamo, e dove stiamo andando?
Come in una moderna odissea nello spazio, la storia di Wei – scienziata, viaggiatrice, pioniera – diventa il racconto del destino di tutti noi.
Un viaggio che attraversa il cosmo e ritorna all’origine, tra scienza e spiritualità.
Un romanzo che unisce il respiro epico della fantascienza classica con la sensibilità del nostro presente, conducendo il lettore verso una soglia che è al tempo stesso un enigma e una rivelazione.
Il romanzo è disponibile su Amazon Kindle Store, Hugging Face e Archive.org










